Di fronte a uno spettacolo multiplo si ripropone puntualmente il gioco delle differenze e delle analogie. Che cosa accomuna due titoli come II diario dì uno scomparso di Leos Janacek e La voix humaine di Francis Poulenc allestiti dalla Fenice al Teatro Malibran? Praticamente niente, se non il fatto che si tratta, per così dire, di due anti-opere. Per la precisione, quello di Janacek, datato 1919, non è nemmeno un lavoro concepito per il teatro, ma un ciclo liederistico: 22 brani per pianoforte e voci (tenore, contralto e piccolo coro femminile) che si incentrano su un unico tema: l’amore di un giovane contadino per una bella zingara. Continua a leggere