Firenze – Teatro Goldoni: Hänsel e Gretel

La prima e più celebre opera di Engelbert Humperdink è da noi una relativa rarità, a differenza dei paesi di lingua tedesca dove Hänsel e Gretel è stabilmente in repertorio e costituisce un abituale appuntamento, natalizio e non solo, per adulti ed infanti.

La felicità nell’ispirazione, tanto nella vena melodica quanto nella ricchezza di tinte orchestrali, fece sì che da un progetto pensato per allietare i bambini nascesse uno dei capolavori del teatro musicale di fine Ottocento. Come tale fu immediatamente riconosciuto anche da Richard Strauss, che ne diresse la prima il 23 dicembre 1893 a Weimar, dove il ruolo di Hänsel fu ricoperto da quella Pauline de Ahna che l’anno successivo divenne la Signora Strauss. Continua a leggere

Chris Merritt, la strega nell’armadio

Hänsel e Gretel

Dal 5 al 13 marzo 2016 al Teatro Goldoni

In collaborazione con l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino e il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze

Una casetta di marzapane in fondo a un bosco: questa l’ambientazione di Hänsel e Gretel, la fiaba dei fratelli Grimm trasformata in opera da Engelbert Humperdinck nel 1891. Continua a leggere

ELISIR D’AMORE Milano 26 Ottobre 2015

Ed eccoci di nuovo a parlare di VoceAllOpera. Di questo straordinario fenomeno nato quasi in sordina in un teatro parrochiale e periferico milanese ed assurto ormai definitivamente alla fama internazionale, al riconoscimento ufficiale d’istituzioni di primaria importanza quali il Festival della Valle d’Itria, il Teatro La Fenice e a momenti il Maggio Musicale Fiorentino. L’inarrestabile ascesa di Mister Aliverta, cameriere di una pizzeria sulle rive del lago Maggiore d’estate e produttore, regista d’opera in bassa stagione. Inventore dell’opera “low cost” che col suo entusiasmo, i suoi inarrestabili, ed irresponsabili, volontà e coraggio, vuole fare l’opera per i giovani, con i giovani a tutti i costi, ma con un budget dichiarato e pubblicato che non sfori la manciata di euro: duemila nel caso di questoElisir andato in scena per una sola recita pomeridiana al Teatro Nuovo, in piazza San Babila a Milano, in pieno centro ed in piena Expo, ma senza avvantaggiarsi di un solo euro di contributo pubblico. Con il solo sponsor della fata madrina: la Dottoressa Carla Morosini. Una “fata Smemorina“, di disneyana memoria, che di attenzioni per questi giovani rampolli della lirica ne ha tante, non solo in fatto di monetizzazione, bensì mettendo a disposizione casa e cascina, foraggiandoli e addirittura nutrendoli: prendessero esempio le tante damazze, non solo e lombarde e la “bella gente” che frequenta assiduamente la Scala e che d’estate si spinge a Salisburgo.

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Venezia, Zápisnik Zmizelého – La voix humaine, 10/10/2015

Le due facce di una storia

Affascinante elaborazione teatrale a cura dell’emergente Gianmaria Aliverta per un dittico Janáček-Poulenc fuso in un’unica narrazione sorprendentemente efficace. La qualità musicale è garantita, nella prima parte, dal piano forte di Claudio Marino Moretti, nella seconda dalla bacchetta di Francesco Lanzillotta, nonché dalle voci di Leonardo Cortellazzi e Angeles Blancas Gulin. Continua a leggere

La Voce umana e il Diario di uno scomparso dittico audace con ottime interpretazioni

 

VENEZIA – Nel bel volume-pro-gramma edito dalla Fenice viene ristampata una mia vecchia stroncatura della ‘Voce uma-na” di Poulenc. Era il 1970 e dominava il moralismo della neoavanguardia e l’influenza di Adorno. Ma oggi, in una prospettiva del Novecento aper-ta al molteplice, quest’opera risulta una delle più significati-ve riuscite teatrali del secolo scorso. Una donna parla al telefono della sua disperazione, rivolgendosi all’amante che l’ha abbandonata: idea drammatica di affascinante snobismo del dramma di Cocteau. Continua a leggere

L’OPERA IN GIALLO Diario di uno scomparso di Leos Janácek

A Venezia inedito dittico Janácek-Poulenc con la regia di Gianmaria Aliverta

Cos’hanno in comune il “Diario di uno scomparso” e “La voce umana”? Praticamente nulla. Eppure il Teatro La Fenice tenta l’azzardo proponendo nella scena minore del Malibran i due lavori nella stessa serata e addirittura presentandoli in una cornice drammaturgica unitaria e, pur con qualche limite, coerente. Il giovane regista Gianmaria Aliverta sceglie la chiave del giallo con tanto di colpo di scena finale, un pelo troppo efferato, che qui non si svelerà per non rovinare la sorpresa allo spettatore. La cornice rurale del contadino Jan sedotto dalla zingara Zefka viene del tutto omessa per fare del “Diario” di Janácek il racconto, a fatto compiuto, di una seduzione e conseguente abbandono del tetto coniugale. Continua a leggere

Venezia IL DIARIO DI UNO SCOMPARSO – Leos Janacek LA VOIX HUMAINE – Francis Poulenc

Teatro La Fenice offre in questi giorni un inusuale dittico, assemblando due titoli e due stili che, seppur quasi contemporanei, distano tra loro per sensibilità, tematica e stile compositivo. Non si vuole in questa breve cronaca entrare nella disanima delle due pieces, Il diario di uno scomparso del ceco Leos Janacek, ciclo di liriche pensato per voce di tenore, con la partecipazione di un contralto, tre voci femminili fuori scena a mo’ di coro e con il solo accompagnamento pianistico, composto tra il 1917 ed il ‘19 e la più frequentata La voix humaine, di Francis Poulenc nel 1958. Continua a leggere

L’ardito Aliverta conquista il Malibran

Accolta dagli applausi l’attesa prima del dittico Poulenc-Janácek allestita dalla Fenice in versione “low cost”

VENEZIA. Chissà se al Teatro Malibran, martedì sera, c’era qualcuno che aveva visto nel 1970 la storica produzione della Fenice di “La voix humaine” di Poulenc. Chissà se c’era qualcuno che aveva conosciuto le edizioni con la Zeani, la Scotto, la Norman, l’Antonacci, o magari i film in cui la Magnani e la Bergman recitano il testo di Cocteau che fa da libretto. Se qualcuno c’era, sarà rimasto molto sorpreso del nuovo allestimento della Fenice: nella regia del 31enne Gianmaria Aliverta – sempre attento ad allestimenti “low cost” che nulla tolgono all’intensità dello spettacolo – “La Voix humaine” ha trovato un antefatto in “Il diario di uno scomparso” di Janácek. Il regista ha considerato che l’elemento che poteva unificare i due titoli, proposti nella stessa serata, fosse l’amore (elemento che per altro potrebbe collegare fra loro pressoché tutte le opere liriche). Così si è tentato lo spericolato gioco di unire la favola morale di Janácek, il suo universo contadino fatto di zingare, buoi e allodole, con il dandismo intellettuale di Cocteau, il modernismo del suo testo concepito come una conversazione dimidiata, priva com’è delle interlocuzioni maschili che solo si immaginano come risposte al telefono. Ma questa volta finalmente sappiamo chi c’era all’altro capo del filo, durante l’angosciante chiamata della donna: un contadino che l’ha tradita con la zingara Zefka. Alla fine scopriremo che lei l’ha ucciso (lo si intravvede cadavere in obitorio) e la vedremo suicidarsi dopo aver strappato la pistola al poliziotto venuto ad arrestarla. Espediente che consente tutto questo è l’intervento di un mimo che impersona il contadino, mentre al tenore è affidata la parte del poliziotto che inizia le indagini partendo dalla scoperta del diario dello scomparso.

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Janacek e Poulenc: strana coppia e gran teatro

Il diario di uno scomparso di Janacek (1919), uno dei la­vori più affascinanti del grande musicista cèco, con­tiene già in sé qualche abboz­zo di regìa pur senza scaval­care la sua natura concerti­stica: infatti, il diario di un giovane contadino che ab­bandona famiglia e fidanzata per seguire una zingara che lo ha soggiogato con la sua sensualità, è affidato alla vo­ce di un tenore narrante, più il breve intervento di un con­tralto e di tre voci femminili fuori campo, il tutto sostenuto dal suono spoglio di un piano: musica da camera, quindi. Continua a leggere

VENEZIA, TEATRO MALIBRAN: “IL DIARIO DI UNO SCOMPARSO” E “LA VOIX HUMAINE”

Il dittico Janáček-Poulenc, penultimo titolo della stagione lirica 2014-2015 – una nuova produzione della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia – va attualmente in scena al Teatro Malibran, o, per meglio dire, nell’Atelier Malibran, il laboratorio permanente, di produzione e sperimentazione, fucina di idee e di talenti, sotto l’egida del Gran Teatro La Fenice. Quanto allo spettacolo di cui ci occupiamo, la regia è affidata, per entrambi i titoli, a Gianmaria Aliverta, un giovane talento, convinto sostenitore dell’opera “low cost”, che ha già all’attivo diversi allestimenti, realizzati non su commissione di teatri lirici, ma in proprio, autofinanziandosi, grazie al denaro guadagnato come cameriere in una pizzeria. Continua a leggere