Teatro La Fenice offre in questi giorni un inusuale dittico, assemblando due titoli e due stili che, seppur quasi contemporanei, distano tra loro per sensibilità, tematica e stile compositivo. Non si vuole in questa breve cronaca entrare nella disanima delle due pieces, Il diario di uno scomparso del ceco Leos Janacek, ciclo di liriche pensato per voce di tenore, con la partecipazione di un contralto, tre voci femminili fuori scena a mo’ di coro e con il solo accompagnamento pianistico, composto tra il 1917 ed il ‘19 e la più frequentata La voix humaine, di Francis Poulenc nel 1958. Continua a leggere
Gianmaria Aliverta
Janacek e Poulenc: strana coppia e gran teatro
Il diario di uno scomparso di Janacek (1919), uno dei lavori più affascinanti del grande musicista cèco, contiene già in sé qualche abbozzo di regìa pur senza scavalcare la sua natura concertistica: infatti, il diario di un giovane contadino che abbandona famiglia e fidanzata per seguire una zingara che lo ha soggiogato con la sua sensualità, è affidato alla voce di un tenore narrante, più il breve intervento di un contralto e di tre voci femminili fuori campo, il tutto sostenuto dal suono spoglio di un piano: musica da camera, quindi. Continua a leggere
VENEZIA, TEATRO MALIBRAN: “IL DIARIO DI UNO SCOMPARSO” E “LA VOIX HUMAINE”
Il dittico Janáček-Poulenc, penultimo titolo della stagione lirica 2014-2015 – una nuova produzione della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia – va attualmente in scena al Teatro Malibran, o, per meglio dire, nell’Atelier Malibran, il laboratorio permanente, di produzione e sperimentazione, fucina di idee e di talenti, sotto l’egida del Gran Teatro La Fenice. Quanto allo spettacolo di cui ci occupiamo, la regia è affidata, per entrambi i titoli, a Gianmaria Aliverta, un giovane talento, convinto sostenitore dell’opera “low cost”, che ha già all’attivo diversi allestimenti, realizzati non su commissione di teatri lirici, ma in proprio, autofinanziandosi, grazie al denaro guadagnato come cameriere in una pizzeria. Continua a leggere
Diario di uno scomparso e La voix humaine
Di fronte a uno spettacolo multiplo si ripropone puntualmente il gioco delle differenze e delle analogie. Che cosa accomuna due titoli come II diario dì uno scomparso di Leos Janacek e La voix humaine di Francis Poulenc allestiti dalla Fenice al Teatro Malibran? Praticamente niente, se non il fatto che si tratta, per così dire, di due anti-opere. Per la precisione, quello di Janacek, datato 1919, non è nemmeno un lavoro concepito per il teatro, ma un ciclo liederistico: 22 brani per pianoforte e voci (tenore, contralto e piccolo coro femminile) che si incentrano su un unico tema: l’amore di un giovane contadino per una bella zingara. Continua a leggere
Venezia – Teatro Malibran: Dittico Poulenc Janáček
Legare due atti unici in musica tra di loro diversissimi è impresa difficile ed al contempo sfida affascinante. Zápisník zmizelého (Il diario di uno scomparso) e La voix humaine non hanno, all’apparenza nulla in comune: straniante affresco rurale il primo, sofisticato dramma borghese la seconda. Il filo conduttore sta nella presa di coscienza del proprio stato dei protagonisti, il contadino boemo Jan che sceglie di abbandonare famiglia e tradizioni in nome dell’Amore e della Libertà e della Donna, che subisce invece l’abbandono da parte dell’amante. La liaison si estrinseca dunque nel contrasto, non nella similitudine e così il percorso intrapreso nella doppia messa in scena da Gianmaria Aliverta risulta corretto e complessivamente convincente, con qualche piccolo distinguo dovuto, con tutta probabilità, al voler esprime molti concetti in poco spazio. Continua a leggere
Da cameriere a regista d’opera puntando tutto sulla lirica low cost
Gianmaria Aliverta dopo il successo di “Poppea” debutterà alla Fenice
A volte succede. Perfino in Italia e addirittura nel mondo parastatale e asfittico dell’opera lirica. Succede che qualche giovane faccia carriera, o almeno inizi, perché se lo merita e non perché fornito di padrini o padroni giusti. Certo deve trovare l’ambiente adatto. Tipo il Festival della Valle d’Itria, con le sue rarità operistiche fra i palagi e le chiese barocche dell’incantevole Martina Franca, uno di quei posti in cui si arriva dall’Italia degli Allevi e dei Bocelli e sembra di atterrare su Marte. Ma sì, diciamola la parolaccia: uno di quei posti dove si cerca ancora di fare cultura.
Martina Franca, L’incoronazione di Poppea, 29/07/2015: Poppea l’eretica
Al Festival della Valle d’Itria il regista Gianmaria Aliverta e il concertatore Antonio Greco firmano uno spettacolo di orizzonti disinvolti e non sempre condivisibili, ma preparano una compagnia di canto tra le più dotate e consce degli ultimi anni.
MARTINA FRANCA, 29 luglio 2015 – Quando tornò alle scene contemporanee, nei primi anni del Novecento, L’incoronazione di Poppea fu eseguita in una sfrontata revisione di Vincent d’Indy: tagli drastici, brani riassegnati, scene invertite, situazioni reinventate, musiche limitate a quelle che, in modo dichiarato e generico, il revisore aveva ritenuto le più belle e interessanti. Il nuovo allestimento del Festival della Valle d’Itria – tre recite a Martina Franca, nel chiostro di S. Domenico (16-29 luglio), più altre due nelle vicine Monopoli e Cisternino – riporta la mente a quegli albori non filologici. Anche qui il gioco può piacere o meno, ma si dichiara per ciò che è e afferma chiare le sue regole: se l’opera di Claudio Monteverdi (e collaboratori) è tramandata in due versioni e altrettanti manoscritti, la locandina itriana annuncia una «riduzione drammaturgica» preparata dal regista Gianmaria Aliverta stesso. Continua a leggere
Martina Franca – Chiostro di San Domenico: L’Incoronazione di Poppea
L’ultima replica de L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi oggetto del workshop 2015 dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”di Martina Franca, una delle operazioni più interessanti dell’attuale gestione, ha fatto registrare non solo il “tutto esaurito” ma ha evidenziato un gradimento da parte del pubblico veramente gratificante premiando così l’impegno di quanti hanno contributo alla realizzazione del capolavoro monteverdiano. Un’opera che aveva avuto nella storia del festival un precedete storico nel 1988 e per molti, riproporlo, ha voluto significare abbattere un taboo, però Alberto Triola, direttore artistico del Valle d’Itria, ha dimostrato sin dalla passata edizione con una nuova riscrittura dell’Orfeo ed Euridice di Gluck che è possibile accostarsi ai grandi capolavori della storia del melodramma attraverso una riscrittura drammaturgica proponendoli in forma semiscenica sfruttando spazi alternativi all’Atrio del Palazzo Ducale, come nel caso del restaurato Chiostro di San Domenico, affidandoli all’estro inventivo di giovani registi in grado di “rileggere” senza snaturare l’originale.
Festival della Valle d’Itria – Martina Franca L’INCORONAZIONE DI POPPEA 29-07-2015
Il chiostro di San Domenico, sede dell’accademia del Belcanto Rodolfo Celletti, ha fatto da splendida cornice a questa bella messa in scena del capolavoro di Claudio Monteverdi dove il direttore d’orchestra e maestro al cembalo Antonio Greco ha diretto l’ensemble strumentale “Cremona Antiqua”, per la prima volta presente a Martina Franca, riuscendo a ricreare le atmosfere del periodo del compositore, quando queste opere venivano rappresentate non nei teatri bensì nelle corti dei palazzi signorili. La sua direzione è indubbiamente filologica, sebbene per motivi drammaturgici la partitura sia stata ridotta di un buon terzo, e abbia spesso indugiato in tempi allargati a discapito del ritmo teatrale. Il continuo cambio di strumenti da parte degli orchestrali ha creato un po’ di confusione, catturando a volte l’attenzione dello spettatore a discapito dell’azione drammaturgica, visto che l’orchestra è stata integrata nella scena ed era rivolta verso il pubblico. Comunque il Maestro Greco è riuscito a sostenere una compagnia di cantanti molto giovani, alcuni debuttanti, che hanno dimostrato un alto livello.
MARTINA FRANCA, FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA 2015: “L’INCORONAZIONE DI POPPEA”
Per la quarantunesima edizione del Festival della Valle d’Itria di Martina Franca il consueto workshop dell’Accademia del belcanto “Rodolfo Celletti” ha incrementato le proprie ambizioni proponendo una riduzione-revisione dell’Incoronazione di Poppea di Monteverdi ad opera di Gianmaria Aliverta. Del libretto originario di Busenello Aliverta, qui regista e ideatore della scenografia (realizzata poi da Raffaele Montesano), ha integralmente espunto sette scene (I.7, 11-12; II.5-6,8,13), eliminando alcuni personaggi secondari (Lucano, un liberto, un littore, consoli e tribuni, il valletto e la damigella); ha tagliato un buon numero di versi in una decina di scene; ha inglobato le otto scene del terzo atto nel secondo; ha infine operato alcuni spostamenti di scene: il più significativo quello che ha fatto risalire in seconda posizione (I.2) la scena finale del primo atto con Ottone e Drusilla (I.13) che in tal modo hanno assunto un inedito peso drammatico.