GOLDONI IN BOEMIA Mirandolina di Martinu

“Mirandolina” di Bohuslav Martinu per la prima volta al Teatro La Fenice

Un po’ sottotono quest’anno, la programmazione estiva della Fenice intitolata allo “Spirito della musica di Venezia” propone in cartellone un unico titolo operistico ma di sicuro interesse per la non frequente esecuzione: “Mirandolina” di Bohuslav Martinu. Frutto della stagione più tarda del compositore ceco, l’operina in tre atti tratta molto fedelmente dalla “Locandiera” di Carlo Goldoni approda per la prima volta sulla scena della Fenice a poco meno di sessant’anni dal debutto praghese. Continua a leggere

Mirandolina rivela il talento di Aliverta

Nella farraginosa stagione esti-va della Fenice, splende comunque “Mirandolina” di Bohuslav Martinu, il maggior compositore ceco del secolo scorso dopo Janacek. Quest’opera, tratta dalla “Locandiera” di Goldoni, ridotta sempre in italiano dallo stesso musicista, è un piccolo capolavoro retrospettivo che cancella gli elementi di critica sociale di Goldoni e crea uno stile di giocoso divertimento legato alla cultura neoclassica francese. In controluce naturalmente l’eco di Stravinsky, ma alieno dal formalismo oggettivo e dall’intellettuale distacco con una soggettività amabile e accattivante. Le fonti sono plurime fino al “Falstaff” nei concertati buffi. L’invenzione di Martinu si impone soprattutto nella varietà e nella malizia dell’orchestra-zione. Affiorano talora consonanze nella spigliata recitazio-ne con il compositore goldoniano più celebre, Wolf-Ferrari, ma la scrittura è più sapiente. Dopo regie deboli (Michieletto è l’eccezione che conferma la regola) La Fenice scopre un forte talento trentenne, ancora alle prime esperienze di teatro musicale. Si chiama Gianrnaria Aliverta, a mio parere tra i più dotati nuovi registi italiani. Lo spettacolo è attualizzato, con un orecchio sensibile alla musica. Non c’è la pungente asprezza di Goldoni, ma un racconto sorridente e ironico ben articolato nello sviluppo dell’azione. Massimo Checchetto ha ideato una scenografia di limpido effetto visivo: stanze-scatola ruotanti con vari ambienti domestici e Spa. Uno spettacolo semplice e poco costoso. La compagnia di canto è ben coordinata. La protagonista Silvia Frigato è una cantante di perfetta formazione baroc-ca e belcantistica. In Martina rivela una levigata grazia, ma la sua vocalità è ancora troppo cameristica. Di bella evidenza Omar Montanari, brillante cantante-attore, Marcello Nar-dis e Bruno Taddia: sono i tre spasimanti sedotti dalla locan-diera. Il direttore John Axelrod imprime un’eccezionale incisi-vità novecentesca dimostran-do carne un’opera che guarda al passato suoni comunque moderna.

di Mario Messinis su Il Gazzettino

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VENEZIA, TEATRO LA FENICE: “MIRANDOLINA” DI BOHUSLAV MARTINŮ

È sbarcata per la prima volta in laguna Mirandolina – quindicesimo titolo della Stagione Lirica e Balletto 2015-2016 della Fondazione Teatro La Fenice –, opera comica in tre atti, tredicesimo e penultimo lavoro per il teatro di Bohuslav Martinů su libretto prodotto in italiano dallo stesso compositore ceco, che lo trasse dalla Locandiera di Carlo Goldoni, la commedia più celebre e amata dell’autore veneziano, che ha ispirato, in ogni tempo, opere liriche (basti citare quelle di Antonio Salieri e di Giovanni Simone Mayr) e film, per non parlare delle varie edizioni televisive della commedia (strepitosa quella con Carla Gravina e Pino Micol per la regia di Giancarlo Cobelli). La trasposizione di Martinů nasce a metà del ventesimo secolo: la sua composizione risale al 1953, anno in cui si presentò al musicista ceco un’occasione propizia: la borsa di studio conferitagli dalla Fondazione Guggenheim.

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Venezia – Teatro La Fenice: Mirandolina

Nella Mirandolina di Bohuslav Martinů rimane ben poco dell’originale goldoniano; nel lavoro del compositore boemo La locandiera, con la sua introspezione sulla misoginia e sul tormentato rapporto tra sessi, resta decisamente un mero pretesto.
La vicenda è quella, così come i personaggi, che però vengono trattati più come caratteri dellaCommedia dell’Arte che non come persone reali. Il libretto, che il compositore stesso elaborò in lingua italiana, è di fatto debolissimo, tanto da sembrare non più di una giustapposizione di frasi e battute tratte dal capolavoro del Goldoni. Altro discorso è  la musica che, orecchiabile solo in apparenza, poggia invece su pilastri armonici e contrappuntistici di assoluta complessità; il canto procede in maniera autonoma rispetto all’orchestra, chiamata a scarti ritmici sorprendenti e ad impasti sonori inaspettati, e si caratterizza per una costante inclinazione al declamato.

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