Mirandolina si trasferisce in una SPA

Mirandolina è un’opera comica in tre atti scritta nel 1953 dal compositore e librettista di origini slave, naturalizzato americano, Bohuslav Martinu, tratta dalla commedia La Locandiera di Goldoni. L’illustre commediografo veneziano la scrisse nel 1753 e venne rappresentata per la prima volta a Venezia al Teatro Sant’Angelo.

Come ben sappiamo la vicenda riguarda la figura di Mirandolina, un’attraente e astuta giovane donna che possiede e gestisce a Firenze una locanda ereditata dal padre con l’aiuto del cameriere Fabrizio. Ogni avventore che vi soggiorna ne cerca le attenzioni e la corteggia. Goldoni usa l’espediente per rappresentare gli estremi dell’alta società veneziana del tempo. Incarnati dal Marchese di Forlinpopoli, un aristocratico decaduto che ha venduto il prestigioso titolo nobiliare e dal Conte di Albafiorita, un mercante che, arricchitosi, è entrato a far parte della nuova nobiltà comprando il titolo. Entrambi credono per diritto che l’amore della bella Mirandolina gli sia dovuto, uno per la fama acquisita e l’altro per il potere del soldo che tutto può. A spezzare la contesa dei due arriva il Cavaliere di Ripafratta (ispirato al patrizio fiorentino Giulio Rucellai, a cui la commedia è dedicata), un aristocratico altezzoso e misogino. Atteggiamento che lo porterà a criticare aspramente e solo per partito preso i servizi alberghieri di Mirandolina, facendole esclamare “Egli è nemico delle donne!”, ed ella si vendicherà facendolo innamorare di sé, riducendolo “cotto, stracotto e biscottato!”.

Il libretto di Martinu segue solo parzialmente la struttura della commedia originale e il plot rimane nella sostanza invariato. Operazione di taglio per la quale si perdono un po’ le caratteristiche umane dei personaggi, che risultano delineate più come macchiette, con il risultato di diminuire la forza drammaturgia del Goldoni e il concetto illuminista di autodeterminazione dell’individuo, significativo perché interpretato da un personaggio femminile.

L’ambientazione nell’allestimento della Fenice viene spostata ai giorni nostri. La locanda diviene un albergo didesign e i vari caratteri si tramutano in parvenu, manager maschilisti, affaristi decaduti, attrici senza contratto. L’azione si svolge prevalentemente nella zona simbolo dei tempi nostri: una SPA. Tra una sauna e qualche tisana, Mirandolina tiene a bada le avances dei due contendenti, le critiche del Cavaliere e le arrabbiature del vero innamorato, il cameriere Fabrizio.

Un cast giovane di belle voci, che ben si muove sulla difficile partitura di Martinu, dimostrando sicurezza e creatività attorale. Silvia Frigato (Mirandolina), Marcello Nardis (Il Conte d’Albafiorita) Omar Montanari (Il Cavaliere di Ripafratta) Bruno Taddia (Il marchese di Forlimpopoli) Leonardo Cortellazzi (Fabrizio) formano un eccellente gruppo di lavoro a cui si affiancano con ironia Giulia della Peruta, Laura Verrecchia, Christian Collia. La regia di Gianni Aliverta, anche se calca la mano qua è là nel voler sottolineare alcuni aspetti già evidenti di per sé, è divertente.

L’interpretazione musicale corre veloce sulla interessante partitura di Martinu. Una scrittura poco operistica e poco melodica che mescola i generi musicali. Il compositore varia di ritmiche e dinamiche in maniera imprevedibile, interpreta i recitativi quasi come Singspiel ed esce dai canoni del bel canto, mantenendo però l’attenzione viva fino al termine dell’opera. L’orchestra del Teatro la Fenice, diretta con energia da John Axelrod, dà una prova eccellente di sé.

M.S. su Sipario

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